La cosiddetta memoria a breve termine (o di lavoro) è essenziale per trattenere informazioni temporanee. Un esempio è la sequenza di lettere e caratteri di una password usa e getta. O il percorso da seguire per raggiungere un determinato luogo (senza navigatore). A scuola la memoria a breve termine aiuta a risolvere problemi matematici applicando alcune regole, o a comprendere un testo ricordando protagonisti, tempi, luoghi, azioni e motivazioni.
Fortunatamente solo una minima parte dei ricordi a breve termine si consolida in memorie a lungo termine. Queste includono ricordi espliciti, come pure abilità esercitate in maniera automatica. Saper recitare una poesia di Leopardi o una tabellina sono esempi di memoria esplicita, mentre andare in bicicletta o digitare un testo senza guardare la tastiera sono prestazioni permesse dalla memoria implicita.

Esempio di memoria a breve termine – © Pixelimage – Istock
Alla formazione delle memorie cooperano le percezioni tramite gli organi sensoriali, dalla vista al tatto, dal gusto all’olfatto, dall’udito alla propriocezione interna, ossia ciò che i sensi registrano di ciò che accade dentro di noi. Inoltre contribuiscono le emozioni, le abitudini, i comportamenti, i condizionamenti e le capacità di imitazione. Fin dall’infanzia lo sviluppo cognitivo è fondato su questi e altri processi, studiati dalle neuroscienze. Dalle conoscenze accumulate emergono suggerimenti per insegnare e imparare come costruire memorie durature e recuperare le informazioni.
La memoria funziona spesso per associazione, come quando ricordiamo che la tintoria si trova dopo la farmacia, prima del macellaio e di fronte al bar. La tiritera delle preposizioni semplici, “di a da in con su per tra fra”, ci aiuta a ricordare in maniera analoga, con ciascuna parolina collocata prima o dopo un’altra.
Anche la memoria visiva è potente, come dimostra il vecchio e temuto esercizio di geografia sulle mappe mute. Collocare città, fiumi e montagne è ancora oggi utile non solo a farsi un’immagine del mondo, ma a costruirsi rappresentazioni mentali di ogni tipo di spazio.

Scatto subacqueo di una Aplysia nel Mar Mediterraneo – © vojce – Istock
Una memoria efficiente sa anche dimenticare dati trascurabili: un’abilità particolarmente utile in quest’epoca di informazioni in eccesso. Possiamo insegnare ai bambini a esercitare questa capacità, aiutandoli a identificare i concetti più importanti e a selezionare i dati rilevanti.
Che diversi effetti ha sulla memoria studiare sui libri o su un tablet? La lettura sulla carta favorisce una memorizzazione più profonda rispetto ai mezzi digitali, grazie soprattutto ad associazioni con stimoli tangibili: la posizione in alto a destra o in basso a sinistra, all’inizio o alla fine del libro, accanto a una figura o a una macchia di caffè… Anche le minori possibilità di distrazione offerte da un libro rispetto a un tablet sembrano contribuire.
In compenso i media digitali offrono un accesso più rapido a informazioni specifiche e possibilità di fruizione e visualizzazione impossibili sulla carta. Basti pensare alla pronuncia delle lingue straniere, alla rotazione delle figure geometriche, giusto per fare due esempi, o alla possibilità di svolgere esercizi interattivi. Alternare lo studio sulla carta e sui mezzi in silico permette perciò di sfruttare al meglio le diverse potenzialità, limitando difetti e rischi di ciascuno.
Comprendere come funzionano i meccanismi di base della memoria può dunque aiutare genitori e insegnanti a creare strategie più efficaci per migliorare l’apprendimento e sviluppare il potenziale cognitivo ed educativo di ogni bambino.
Fonti consultate:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4669898/
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3192650/
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4207727/
https://www.hopkinsmedicine.org/health/wellness-and-prevention/inside-the-science-of-memory
https://www.bbc.com/future/article/20240514-why-forgetting-is-beneficial