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Impulsi elettrici neuronali - © ktsimage - Istock
31 Marzo 2025
27 marzo 2025

Esercitare memoria e smemoratezza

Dagli studi delle neuroscienze sono emersi alcuni principi fondamentali sul funzionamento della memoria. Conoscerli ci può aiutare a rispondere a una domanda cruciale: si ricorda di più studiando su carta oppure su supporti digitali?
Comprendere il funzionamento della memoria può aiutare a migliorare le nostre strategie di apprendimento.
Tempo di lettura stimato: 7 minuti
Ciò che sappiamo sulla memoria umana lo dobbiamo almeno in parte a un famoso smemorato canadese. Henry Gustav Molaison, più conosciuto come paziente H.M., aveva perso ogni capacità di formare nuovi ricordi negli anni Cinquanta, dopo un intervento chirurgico per curare l’epilessia. Brenda Milner è la neuropsicologa che ha curato e seguito a lungo H.M., deducendo dai suoi deficit alcuni principi fondamentali del funzionamento della memoria umana. Vediamoli insieme.

La cosiddetta memoria a breve termine (o di lavoro) è essenziale per trattenere informazioni temporanee. Un esempio è la sequenza di lettere e caratteri di una password usa e getta. O il percorso da seguire per raggiungere un determinato luogo (senza navigatore). A scuola la memoria a breve termine aiuta a risolvere problemi matematici applicando alcune regole, o a comprendere un testo ricordando protagonisti, tempi, luoghi, azioni e motivazioni.

Fortunatamente solo una minima parte dei ricordi a breve termine si consolida in memorie a lungo termine. Queste includono ricordi espliciti, come pure abilità esercitate in maniera automatica. Saper recitare una poesia di Leopardi o una tabellina sono esempi di memoria esplicita, mentre andare in bicicletta o digitare un testo senza guardare la tastiera sono prestazioni permesse dalla memoria implicita.

Esempio di memoria a breve termine – © Pixelimage – Istock

Ogni frammento di memoria si imprime fisicamente nei neuroni, modificando in particolare la densità e l’attività dei loro numerosi punti di contatto, le sinapsi. Tali modifiche, brevi o durature, sono estremamente plastiche: a ogni richiamo un ricordo può rafforzarsi o indebolirsi. Le prime dimostrazioni significative di questi processi sono venute dagli esperimenti di Eric Kandel alla Columbia University di New York, negli anni Ottanta e Novanta. L’organismo sperimentale era un umile mollusco, l’aplisia, con cui condividiamo l’architettura molecolare di base di neuroni e sinapsi. Gli studi di Kandel e colleghi sono stati premiati con il Nobel per la fisiologia o la medicina nel 2000. Per approfondire, sul sito della Fondazione Nobel si trova una sintesi di questi studi.

Alla formazione delle memorie cooperano le percezioni tramite gli organi sensoriali, dalla vista al tatto, dal gusto all’olfatto, dall’udito alla propriocezione interna, ossia ciò che i sensi registrano di ciò che accade dentro di noi. Inoltre contribuiscono le emozioni, le abitudini, i comportamenti, i condizionamenti e le capacità di imitazione. Fin dall’infanzia lo sviluppo cognitivo è fondato su questi e altri processi, studiati dalle neuroscienze. Dalle conoscenze accumulate emergono suggerimenti per insegnare e imparare come costruire memorie durature e recuperare le informazioni.

La memoria funziona spesso per associazione, come quando ricordiamo che la tintoria si trova dopo la farmacia, prima del macellaio e di fronte al bar. La tiritera delle preposizioni semplici, “di a da in con su per tra fra”, ci aiuta a ricordare in maniera analoga, con ciascuna parolina collocata prima o dopo un’altra.

Anche la memoria visiva è potente, come dimostra il vecchio e temuto esercizio di geografia sulle mappe mute. Collocare città, fiumi e montagne è ancora oggi utile non solo a farsi un’immagine del mondo, ma a costruirsi rappresentazioni mentali di ogni tipo di spazio.

Scatto subacqueo di una Aplysia nel Mar Mediterraneo – © vojce – Istock

Il tempo è cruciale al consolidamento dei ricordi. Fare pause tra la lettura di un testo e il suo richiamo tramite il ripasso aiuta a rafforzare le memorie impresse nelle sinapsi. Viceversa, uno studio intensivo a ridosso di una verifica produce ricordi effimeri, che possono bastare per una sufficienza ma non per costruire fondamenta solide.

Una memoria efficiente sa anche dimenticare dati trascurabili: un’abilità particolarmente utile in quest’epoca di informazioni in eccesso. Possiamo insegnare ai bambini a esercitare questa capacità, aiutandoli a identificare i concetti più importanti e a selezionare i dati rilevanti.

Che diversi effetti ha sulla memoria studiare sui libri o su un tablet? La lettura sulla carta favorisce una memorizzazione più profonda rispetto ai mezzi digitali, grazie soprattutto ad associazioni con stimoli tangibili: la posizione in alto a destra o in basso a sinistra, all’inizio o alla fine del libro, accanto a una figura o a una macchia di caffè… Anche le minori possibilità di distrazione offerte da un libro rispetto a un tablet sembrano contribuire.

In compenso i media digitali offrono un accesso più rapido a informazioni specifiche e possibilità di fruizione e visualizzazione impossibili sulla carta. Basti pensare alla pronuncia delle lingue straniere, alla rotazione delle figure geometriche, giusto per fare due esempi, o alla possibilità di svolgere esercizi interattivi. Alternare lo studio sulla carta e sui mezzi in silico permette perciò di sfruttare al meglio le diverse potenzialità, limitando difetti e rischi di ciascuno.

Comprendere come funzionano i meccanismi di base della memoria può dunque aiutare genitori e insegnanti a creare strategie più efficaci per migliorare l’apprendimento e sviluppare il potenziale cognitivo ed educativo di ogni bambino.

 

Fonti consultate:

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4669898/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3192650/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4207727/

https://www.hopkinsmedicine.org/health/wellness-and-prevention/inside-the-science-of-memory

https://www.bbc.com/future/article/20240514-why-forgetting-is-beneficial

Lisa Vozza

Biologa e divulgatrice scientifica, è Senior Scientific Editor presso Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. Ha lavorato a lungo per “Le Scienze” e per “Scientific American”. Per Zanichelli ha ideato e curato le collane “I mestieri della Scienza” e “Chiavi di lettura”, per le quali ha scritto numerosi libri insieme ai più celebri nomi della scienza contemporanea: con Rino Rappuoli I vaccini dell’era globale (1ª ed. 2009, 2ª ed. 2021, edizione inglese 2022), per cui ha ricevuto, nel 2010, il premio letterario Galileo. Inoltre ha scritto con Giacomo Rizzolatti Nella mente degli altri (1ª ed. 2008, 2ª ed. 2020), con Maurizio D’Incalci Come nascono le medicine (2014, edizione inglese 2017), con Giorgio Vallortigara Piccoli equivoci tra noi animali (2015), con Guido Barbujani Il gene riluttante (2016). Il suo ultimo saggio, con Duccio Cavalieri e Rino Rappuoli, è I microbi salveranno il mondo? (il Mulino 2024). Infine, per Zanichelli scrive il blog “Biologia e dintorni” nell’Aula di Scienze.

di Lisa Vozza

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